UNA CITTA’ “SOTTO I PIEDI”

Molte delle persone che camminano per le vie medievali di Siena ed osservano le meraviglie artistiche ed architettoniche che la città offre, forse non sanno che al di sotto della città si snoda un percorso sotterraneo di circa 25 km, formato dalle condutture che hanno portato l’acqua corrente nelle case della città fin dal secolo XII. Questo sistema di tunnel si chiama “Bottini”.
L’acqua ha da sempre rappresentato un bene di inestimabile valore e alla disponibilità di quest’oro trasparente sono storicamente legate le fortune e le disgrazie di interi popoli. Non è un caso che, in ogni angolo della Terra, le più significative civiltà e le più fiorenti città siano sorte nei pressi del mare o sulle rive di un fiume.
Un’eccezione è rappresentata da Siena che, in epoca medievale, conobbe un’espansione sorprendente, soprattutto in considerazione della cronica penuria d’acqua che la attanagliava. L’idrografia del senese presentava una serie di fiumi (Merse, Ombrone, Elsa, Arbia) o troppo distanti dal centro urbano o incapaci di garantire, con la loro modesta portata, il fabbisogno dell’intera cittadinanza. La ricerca d’acqua divenne sempre più ossessiva fino a sfociare quasi in paranoia. In città si diffuse la convinzione che nei pressi del convento del Carmine scorresse un fiume sotterraneo, la Diana. Il Comune stanziò addirittura cospicui fondi per finanziare scavi che, condotti a più riprese tra il 1100 ed il 1300, avrebbero dovuto portarlo alla luce. Come è facile intuire, la ricerca di questo mitico corso d’acqua si rivelò vana e tale da scatenare, nel 13° canto del Purgatorio, l’irrisione di Dante Alighieri.

Come è allora possibile spiegare la fioritura che Siena conobbe a partire dalla metà del Duecento? Dando fondo a tutta la loro creatività ed intraprendenza i senesi riuscirono a risolvere l’annoso problema dell’approvvigionamento idrico della città con un’opera d’ingegneria unica al mondo e che ancora oggi lascia estasiati per la precisione con cui, nonostante i rudimentali strumenti a disposizione, venne realizzata. Stiamo parlando dei bottini, acquedotti medievali scavati nel sottosuolo e capaci di raggiungere, tra canali principali e diramazioni, circa 25 chilometri di estensione.

Il termine bottino deve la sua origine alla forma, simile a quella di una botte, tipica dei condotti sotterranei senesi. La realizzazione di un siffatto acquedotto fu possibile grazie alla particolare natura del sottosuolo, fatto di arenaria. Trattasi, infatti, di un materiale abbastanza compatto da garantire la stabilità dei cunicoli, ma nel contempo non del tutto impermeabile e dunque capace di consentire all’acqua di filtrare sottoterra a piccole gocce, secondo quel fenomeno chiamato stillicidio, per poi essere incanalata in un tracciato artificiale (il gorello), che termina il suo percorso sgorgando nelle fonti.
Il termine bottino comparve per la prima volta nei documenti nel 1226, ma i lavori si protrassero lungo tutto il ‘300 e parte del ‘400. Successivamente le autorità comunali si limitarono perlopiù ad interventi di manutenzione e salvaguardia. Gli acquedotti medievali di Siena non sono dunque alimentati da alcuna sorgente, ma raccolgono acqua durante tutto il loro tragitto per stillicidio ed anche sfruttando piccole vene individuate nel sottosuolo.

Alla costruzione delle secolari gallerie lavorarono sia uomini che donne. Operai con attrezzatura da carpentieri e muratori intervenivano via via che lo scavo procedeva per consolidare la struttura e scongiurare il pericolo di frane. Picconi, zapponi, lunghi scalpelli e scuri erano gli unici strumenti di cui i lavoratori disponevano per scalfire l’arenaria. E’ facile immaginare come la permanenza in ambienti bui e malsani contribuisse ad alimentare credenze e superstizioni. Gli operai, infatti, erano convinti che il sottosuolo fosse popolato da demoni, gnomi e altre singolari creature denominate fuggisole.

Soltanto agli inizi del XX secolo all’acqua dei bottini ha cominciato a sostituirsi quella dell’acquedotto del Vivo, ma fino alla Seconda Guerra Mondiale molte famiglie hanno continuato a servirsi delle fonti e dei lavatoi pubblici. Ancora oggi, sotto le lastre, sopravvive questo inestimabile capolavoro d’ingegneria talmente suggestivo che, a quanto si narra, l’imperatore Carlo V, durante un soggiorno a Siena, avrebbe affermato che la città sotterranea era più bella di quella in superficie.
La città di Siena merita di essere visitata in ogni sua parte, senz’altro quella sotterranea ha un vero fascino e soprattutto è importante notare l’incredibile precisione di coloro che, senza i mezzi  odierni, siano stati capaci all’epoca, di progettare una così meravigliosa opera
E’ possibile effettuare visite guidate nei Bottini, organizzate dall’associazione “La Diana”, in primavera ed in autunno, ma devono essere prenotate con largo anticipo.
La possibilità di effettuare la visita dipende anche dal livello dell’acqua nei tunnel.
La visita è aperta ad un massimo di 8 partecipanti i quali, dopo che avranno avuto la comunicazione di accettazione della domanda, dovranno fare un versamento alla Tesoreria del Comune di Siena e consegnare la relativa ricevuta alla nostra guida il giorno della visita.
Tutti i partecipanti dovranno dotarsi di torcia elettrica e calzature sportive.

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