I BRIGIDINI DI LAMPORECCHIO

Il merito della nascita dei famosi biscotti “Brigidini”, sarebbe stato tutto di suor Brigida, che si confuse nel preparare l’impasto per le ostie. Le consorelle, per non sprecare tutto, pensarono di aggiungere semi d’anice e cuocere ugualmente le cialde, creando così i famosi brigidini, i biscottini che hanno reso famoso il centro pistoiese di Lamporecchio.

I brigidini sono piccole cialde rotonde al gusto di anice, che si trovano ovunque in Toscana, nelle sagre e nelle feste popolari. La ricetta dei brigidini è rimasta immutata da tempo immemorabile: è composta da pochi e umili ingredienti: farina, uova, zucchero, un po’ di liquore d’anice e qualche pizzico di semi della stessa pianta.

L’antico e tradizionale sistema di produzione dei brigidini prevedeva un procedimento che richiedeva molto tempo e fatica. Si iniziava con l’impasto degli ingredienti, che veniva poi lavorato a mano sulla spianatoia. Quando raggiungeva il grado necessario di consistenza, veniva allungato a filamenti cilindrici dallo spessore sottile. Si usava poi uno stampo apposito, una specie di lunga tenaglia metallica terminante con due dischi rotondi che veniva messo a scaldare sul fuoco. Una volta che i dischi erano scaldati venivano unti con un batuffolo di stoppa imbevuta d’olio e vi si collocava sopra, a sei o sette per volta, dei pezzetti di pasta grossi come una nocciola. Chiudendo lo stampo, i pezzetti di pasta si comprimevano e si riducevano a cialde rotonde.

Oggi il caratteristico sbuffo ritmato che si sente sempre vicino ai banchi dei dolci è proprio il rumore della macchina che cuoce i brigidini: è una specie di grande cavatappi, con un erogatore che porta l’impasto su una piccola piastra rotonda riscaldata; una seconda piastra cala sulla prima, schiaccia e cuoce l’impasto disegnandoci sopra il caratteristico fiore a cinque petali, poi le piastre si aprono e un braccio meccanico spinge via il brigidino, dorato e profumato. È molto pericoloso passare vicino alla macchina: il profumo che produce è così invitante che si rischia di non riuscire a non comprare almeno un sacchetto di biscotti!

Il nome dei brigidini è sempre legato a quello di Lamporecchio, forse perché proprio qua sorgeva il goloso convento di suor Brigida, certamente perché a Lamporecchio è molto sviluppata la produzione di dolci, e di questo tipo di dolci in particolare.

I buoni brigidini devono essere ben cotti e croccanti, ma sottili come un velo, leggeri come una foglia secca, fragili come una bolla di vetro. Così essi non sono più una semplice curiosità paesana, ma una vera delizia, degna delle mense più raffinate e del palato dei più esigenti buongustai.

Lamporecchio si trova in provincia di Pistoia, alle pendici del Montalbano, a pochi chilometri da Montecatini. Oltre a vantare un paesaggio naturalistico dall’eccezionale bellezza che offre dunque interessanti itinerari turistici per tutti coloro che amano il verde e la natura, offre inoltre testimonianze della sua storia dall’alto contenuto artistico che sono dislocate nelle zone differenti.

È un centro agricolo di piccole dimensioni, di origine feudale, noto già al tempo di Federico Barbarossa. Illustre oggi per la sua produzione di dolci, vanta fra le attività del territorio anche la produzione di olio d’oliva e un posto nel settore della produzione dei fiori secchi ornamentali.

Alcuni edifici di Lamporecchio mostrano chiaramente le origini antiche del nucleo abitato. La chiesa di Santa Maria Assunta, che sorge poco lontano dal centro, è stata costruita su un edificio risalente a prima dell’anno mille; la trecentesca scultura in legno conservata all’interno, la Madonna del pruno ha fama di possedere proprietà miracolose.

Anche l’Abbazia di san Baronto ha origini molto antiche; l’edificio è stato distrutto durante la seconda guerra mondiale (ma ricostruito con materiali di recupero, mantenendo intatto lo stile romanico della costruzione originaria), ma la cripta su cui poggia è sorretta da colonne e capitelli preromanici, risalenti probabilmente al IX secolo.

La chiesa di Santo Stefano, edificio in stile fiorentino rinascimentale costruito nel primo ventennio del 1900 dall’architetto Bernardini su una già esistente chiesa del 1300, oltre alla bellezza esterna questa chiesa può vantare interni di alto pregio, sia architettonico che pittorico.

Il Palazzo Littorio chiamata anche Casa del Fascio, si trova nel centro di Lamporecchio. Costruito tra 1928 e 1929 con lo scopo di adornare il paese con un’opera dall’alto valore politico, viene usata in modo particolare per attività culturali, ricreative e di svago adesso come allora. L’oratorio della Madonna delle Grazie, recentemente ristrutturato e reso accessibile al pubblico, è una struttura religiosa costruita durante il 1600 su una già esistente edicola sagra o tabernacolo, risalente al 1300, utilizzata per venerare un’immagine della Madonna, che dà per l’appunto il nome all’oratorio. La Chiesa di San Bartolo distrutta sotto i bombardamenti della seconda guerra mondiale, è stata poi ricostruita cercando di restare fedeli alle caratteristiche della struttura precedente ed utilizzando parte dei materiali originali. Assai suggestiva la cripta, all’interno della quale è possibile visitare i sepolcri dei Santi Baronto e Desiderio.

Degne di essere visitate sono anche le due ville che sorgono in prossimità di Lamporecchio: la Villa Rospigliosi si erge in un paesaggio tipicamente toscano, tra le verdi colline e gli uliveti, venne costruita da Bernini per volere di Giulio Rospigliosi, ossia Papa Clemente XI tra il 1667 e il 1669. E’ un’imponente villa in stile settecentesco, dall’alto valore artistico sia esternamente che internamente. Spicchio, realizzata nel 1600 da papa Clemente IX, e la Villa dell’Americana, cinquecentesca ma rielaborata con stile neorinascimentale all’inizio del secolo scorso.

Soggiornate in un bel agriturismo nelle vicinanze e poi andate a gustarvi queste specialità

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